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Cara M....,
ripenso a quel giorno in cui mi scrivesti di tuo papà: ero a scuola e rimasi freddata. Non riuscivo a crederci, anche se dalle tue ultime lettere, avevo colto la sofferenza; perdonami la presunzione, ma solo chi ha vissuto sulla sua pelle la morte di un padre o di una madre, può comprendere pienamente.
Io avevo venti anni e oggi come ieri, ho potuto ripensare a quei giorni, e non li cancello. Non posso e non voglio, poiché essi fanno parte di me e della mia storia di donna, di quello che sono oggi. Dei miei errori e dei miei ricordi. Soprattutto i ricordi, che non dobbiamo cancellare, anche se fanno male, anche se ci perseguitano nelle notti senza sogni.

Mio padre era del 1929 e ha fatto la guerra. Era una persona che ha sofferto molto, segnato da episodi che andava raccontandoci, insieme a mia nonna, nelle caldi notti d’estate. Eravamo piccole e io e mia sorella, ascoltavamo i loro racconti. Mio padre era figlio della guerra e non poteva che essere come l’ho conosciuto io. Avevo paura di lui, lo temevo, ma lui stravedeva per me. Ricordo solo una volta che mi mollò un ceffone, una sola volta in tanti anni. Non molti, solo venti a dire il vero. Lui morì l’anno in cui io conobbi l'uomo che avrei sposato. Vivemmo insieme l’agonia della sua morte, della sua malattia che lo finì in un anno esatto. Ricordo un episodio con rammarico: il suo ultimo compleanno. Io non c’ero perché uscii con R. e lui mi lasciò andare, pur sapendo che quella era la sua ultima torta di compleanno. Ho delle foto di quel giorno, 16 Settembre 1988. L’anno dopo stava morendo e non mangiò la torta, non spense le candeline e ci guardava con una malinconia negli occhi, pieno di veleno nel corpo, quasi irriconoscibile.
Io non vedevo l’ora che morisse. Non potevo vederlo in quelle condizioni e odiavo quel puzzo di medicine, che a volte ancora sento nel naso  e nel cuore. Non l’ho dimenticato. Il giorno in cui morì, c’ero solo io con lui, accanto al suo letto. Fu una scena orribile. ricordo solo che appoggiai l’orecchio sul suo cuore e mi resi conto che non batteva più. Mio padre se ne era andato per sempre.
Il giorno dopo lo sognai, lo vidi nella stessa stanza dove era morto e mi sorrideva. Quando mi svegliai ero convinta che non fosse un sogno, era troppo nitida la sensazione che lui fosse stato con me. Sorrideva, questo lo ricordo bene.
Negli anni a venire, l’ho sognato solo in occasione della mia separazione da R. Mia nonna in quegli anni mi veniva sempre in sogno e mi aiutava di continuo. Un giorno le dissi di non aiutarmi più e che era ora che io mi assumessi in pieno le mie responsabilità. Era Novembre 2006. Il mese dopo mi separai. Mio padre lo sognai qualche mese dopo, mi ricordo che mi sosteneva nel sogno e che mi sorrideva. Mi sembrava felice di rivedermi nascere.
Era un uomo di altri tempi e in questi anni, pensando a lui, mi sono resa conto della sua forza, di come era, delle sue sfumature. L’ho amato? Non abbastanza, forse perché lo temevo o forse non so.
Quando morì ero confusa ed allo stesso tempo sollevata. La mia vita era così cambiata che non trovavo nemmeno la forza di rialzarmi a volte; in casa si viveva del mio stipendio, la pensione ce la diedero dopo molto tempo. Andai ad elemosinare all’università l’assegno per il sostegno allo studio e benché fossi fuori termine per la richiesta, me lo concessero. Andava tutto a rotoli e soffrivo come un cane.
Non sapevo nemmeno io quanti anni avessi più. Venti anni e tutto d’un colpo cresciuta! C’era con me R. in quegli anni. Ci amavamo immensamente: avevamo il mondo in mano, un mondo d’amore e senza di lui, non so davvero come avrei potuto proseguire.
A volte mi guardo indietro e rivedo un’altra me stessa, una ragazza di venti anni, con tanti problemi ,  mia madre dilaniata dal dolore, mia sorella poco più che adolescente.
Ma diamine! Avevo l’amore! Che mi faceva vivere e andare avanti e superare tutto. Il dolore spazzato via dall’amore.
Poi negli anni si è perso anche quello. Sai quante volte piango per quell’amore che non ho più? Per la mia giovinezza, spazzata via da incomprensioni, cattive parole, odio?
Ho perso tutto insieme a quell’amore, benché negli anni, io lo abbia ritrovato, in mio figlio soprattutto. L'amore per lui è incommensurabile e mi fa andare avanti anche quando tutto sembra volgere al termine e sono tanti, tantissimi i giorni senza luce.
Due mesi fa circa, era una sera, ripensai al giorno in cui mio padre fu seppellito. Non ho mai ripensato molto a quell’episodio squallido. Accetto la morte, fa parte della vita, ma non vorrei mai più vedere quello che ho visto.
Ho scritto un racconto, che ti riporto a parte. Non so come sia uscito, mistero della scrittura.
E’ nata l’esigenza di mettere per iscritto quel ricordo preciso. Era là da venti anni, che forse pretendeva di rivedere la luce. Ho fatto bene e metterlo su carta: mi sono sentita meglio.
Oggi voglio bene a mio padre, lo amo molto più di quanto lo abbia amato in vita; penso a lui a come sarebbe ora: morì molto giovane, aveva 59 anni.
Non ha mai nemmeno visto mio figlio. So solo che lui da qualche parte c’è ancora, sono certa che nessuno di noi scompare per sempre. Lo so perché nei sogni l’ho rincontrato e l’ho visto sereno: lui, mia nonna, mio zio. Ho visto tante persone che ho amato e che ora non ci sono più.
Fanno parte di me e saranno sempre con me e nella memoria che di loro conservo.
I ricordi mi accompagneranno per sempre, fin quando vivrò.


Eufemia

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