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nell'immagine Nicole Kidman che interpreta Virgilina Wolf nel film "The hours")


 

Racconto liberamente ispirato a The hours, film che rievoca la figura di Virginia Wolf qualche giorno prima della sua morte.

-   

«  Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. Sei stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono. Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se chiunque avesse potuto salvarmi saresti stato tu. Tutto se n’è andato da me tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi. V. »



 

Guardo il sole e vedo solo il riverbero di una tenue luce che si infrange dietro alle ultime  foglie di quercia.
In fondo al viale le betulle, sembrano fanciulle in fiore mentre danzano lievemente per affascinare i nuovi innamorati. Ovunque si respira amore e malinconia e si sentono voci. Se chiudo gli occhi, posso ancora sentire il canto del vento che soffia tra i rami e che alle mie orecchie, giunge come una melodia lontana e antica. Sono certa di conoscerne le note e stasera, quando le mie dita lunghe e bianche scorreranno sul pianoforte, proverò ad intonarne qualche verso. Come una poesia, che racchiusa nella mia mente, vaga solitaria alla ricerca di parole, cadute una dopo l’altra, sulla brulla terra, ove le orme dei miei passi s’imprimono  nitide. Come a dire, che qua c’ero io, e ci sarò anche tra cento anni, perché la terra custodirà il ricordo di quello che sono stata e di come ero oggi.
L’amore, che tu mi donasti in maniera incondizionata e senza pretese, come a seguire ogni mio respiro, ogni mio pensiero, anche il più intimo racchiuso nella mia mente confusa, è solo una parola che ripeto ad ogni passo.
Mi rivedo come ero mille anni fa, una bambina dai tratti malinconici che sognava di diventare un giorno  felice. Poi arrivasti tu e mi prendesti per mano per camminare insieme. Sono lontani quei giorni, commisti nella memoria come tante fotografie che si vanno consumando alla luce, un giorno dopo l’altro. Ora le vedo nitidamente, e subito dopo le stesse immagini, scompaiono come nebbie nella brughiera.
Triste è il volto del giorno, su cui l’autunno va imprimendo  i suoi tratti e i suoi segni. Ogni cosa qua intorno mi dice che l’estate volge al termine, come ogni anno, come ogni secolo. Le foglie cadono a cercare vigore nell’abbraccio dei prati che ne culleranno i sonni, prima di un altro risveglio, addormentate mentre tutto intorno si fa freddo e silenzioso.
Sto cercando un’ultima immagine, solare e perfetta da portare con me prima della fine, del tuo amore, che non ho compreso e che ho fuggito per tutta la vita.
Ora quell’immagine credo di averla finalmente trovata e la fisso con sguardo implorante ed avido, come a chiederle di fermarsi un poco nello spazio dei miei ricordi. Solo un poco, prima che cadano le ultime foglie.

  

Tua Virginia


Virginia Wolf nacque a Londra il  25 gennaio 1882 e morì suicida a  Rodmell, il  28 marzo 1941).

Le parole all’inizio del racconto, scritte in corsivo, fanno parte di una nota che Virginia scrisse al marito, prima di morire.


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