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Questo racconto lo scrissi anni fa. Periodo storico: la rivoluzione francese. Il personaggio protagonista: la regina Maria Antonietta di Francia, la famigerata regnante che a dire del popolo francese, fu la causa della rovina del paese. Al di là del giudizio storico, ho cercato invece di immaginare quali potessero essere i pensieri di Antonietta, alla vigilia della sua morte, spogliata oramai di ogni suo affetto. Una donna e non piu' una regina. Con questo racconto ho  cercato di restituire al personaggio storico, quell'umanità che i libri di storia, per ovvi motivi, non ci hanno mai potuto o voluto trasmettere. Su Maria Antonietta di recente è stato girato un film dalla regista Sofia Coppola.

 

 

"Alla fine della vita, nel raccoglimento dello spirito si rivelano pensieri fino ad allora impensabili: essi sono come geni di beatitudine che si posano sulle vette del passato."
Johann Wolfgang Von Goethe

 



Le grida e i pianti del bambino continuarono ad echeggiare per diversi giorni nella Prigione del Tempio.
Le avevano portat

o via la sua ultima speranza e l'avevano spogliata di tutto; non più regina, non più donna, non più madre.
Ora, tra le fredde mura della Conçiergerie, aggrappata ai ricordi di giorni passati e lontani, Antonietta pensava a quell'ultimo maledetto giorno prima che chou d'amour le fosse portato via per sempre….
Ricordava bene il momento in cui lei e sua cognata Elisabeth lo avevano vestito e baciandolo gli avevano detto: "Fai quello che ti dicono questi uomini".
Il piccolo piangeva e si aggrappava a maman ….Antonietta ricordava nitidamente ogni particolare di quel momento che sarebbe rimasto scolpito nella sua memoria.
Il ricordo di Louis Charles insieme a quello di un passato che non sarebbe più tornato, era doloroso come la lama di un pugnale…..e la lama finiva dritta nel cuore di quella donna, un tempo regina potente e amata.

Antonietta era stanca, logorata dal dolore, l'angoscia e la frustrazione.
L'unica consolazione erano le visite di Rosalie…..
"Grazie ragazza mia", sussurrò Antonietta, "ma da quando sono prigioniera in questa cella e non ho più nessuno che mi aiuti, ci penso da me…..".
"Ma Madame, Voi siete debole e stanca….a mala pena state in piedi….e poi avete perso molto sangue e siete pallida".
"Mia buona amica…..quello del mio viso è il colore della morte alla quale presto andrò incontro….".
"Madame…..non dite così Vi prego!".
"Rosalie…è inutile ingannarsi. E' finito per me il tempo delle lacrime, ne ho versate già abbastanza e il mio cuore è straziato da troppo dolore. Voi immaginate quale possa essere l'angoscia e la morte che reco nel mio cuore? I miei figli….Rosalie…..dove sono i miei figli? Che ne hanno fatto di Louis Charles? E della mia adorata Marie Thérèse? Che senso ha vivere se nemmeno mi permettono di tenerli vicino al mio cuore?".
Rosalie guardava quella donna la cui figura macilenta era resa ancora più fine dal lugubre abito nero che indossava da che era alla Conçiergerie.
Non poteva credere che un tempo quella stessa donna le sorrideva da dietro il suo ricco ventaglio adornato da pietre preziose mentre era considerata la donna più potente di Francia.
Ah! Che Destino amaro…
"Rosalie…Vi prego cara fanciulla, non c'è nulla che potete fare per me. La mia fine è già segnata e io desidero più di ogni altra cosa quella di andare incontro al mio destino….Oramai qui non ho più nulla da fare…".
Rosalie si era allontanata mestamente, così come aveva chiesto Antonietta, ma era rimasta a fissarla dallo spiraglio che si apriva sulla porta dell'umida cella. In cuor suo pensava che la punizione che avevano scelto per Antonietta per farle espiare tutti i suoi peccati era come l'inferno.
E all'inferno e all'oblio era stata destinata.
La osservava mentre con fare frenetico estraeva da sotto la veste gli unici effetti personali che le erano rimasti e che custodiva sì gelosamente. Erano i suoi affetti, quelli del passato: un ritratto del Delfino, Louis Joseph, una ciocca dei suoi capelli ed un guanto giallo.
Degli altri due figli, invece, conservava solo il ricordo dei loro volti….racchiuso nel profondo della sua anima e null'altro.
Non serviva null'altro alla Prigioniera numero 280.


La notte antecedente al processo

Pensieri sparsi, vagavano nella mente di Antonietta come ombre simili a fantasmi che rivelavano tempi felici e il ricordo dell'uomo amato che sempre tornava e mai svaniva nella sua mente….
"Fersen….dove siete? Prego Iddio che non vi sia accaduto nulla! Mai più, mai più potrò rivedere il vostro volto tanto amato. Non dimenticherò mai….non potrò mai dimenticarvi…..".
Ma il ricordo corse ad altre persone e ad altri luoghi come rifugio estremo dal dolore del presente..
"Madre mia…vorrei avervi ancora vicina e sentire la vostra voce!
Come è dolce il rimembrare la mia infanzia nel castello di Schonbrunn quando ero una fanciulla piena di speranze e di sogni!
Oh giorni felice passati tra le mura del Trianon insieme alla mia piccola Marie Thérèse!
Dove è quel tempo? Perché è tutto finito? Dove se ne è andata la speranza?".

Rumore di passi…..I pensieri del tempo passato, i ricordi di giorni felici, interrotti dal rumore dei passi della morte.
La porta della cella si aprì rumorosamente ed un carceriere le annunciò: "Madame, preparatevi …E' giunta l'ora in cui sarete giudicata!"…


Notte del 12 ottobre 1793

Antonietta fu introdotta nella sala cavernosa che un tempo era stata sede del parlamento di Parigi e che ora era la sede del Tribunale rivoluzionario.
L'ombra della notte rendeva ancora più lugubre la grande sala e Antonietta poteva a malapena distinguere i volti di coloro che erano giunti per assistere al processo e i giudici che l'avrebbero giudicata.
La flebile luce di due candele tremolava davanti al cancelliere del tribunale mentre scriveva sul registro tutte le accuse mosse ad Antonietta dai magistrati inquirenti.
Una folla eterogenea la guardava come se fosse una feroce criminale.
Negli occhi delle donne, soprattutto in quegli occhi, il desiderio della vendetta..
Antonietta a testa bassa….attendeva l'interrogatorio.
Si poteva scorgere la tristezza sul volto degli "spettatori onesti e la collera negli occhi di un gruppo di uomini e donne"[1] che avevano perduto i figli ancor piccoli perché non avevano pane per sfamarli, mentre l'Austriaca giocava a fare la regina e a prendersi gioco di loro.
Madri che avevano visto morire ancor infanti i loro piccoli perché non avevano più latte.
Che ne sapeva quella?
Eppure….nella sala, quelle stesse donne, ora vedevano una donna come loro, stanca, sconfitta e soprattutto….una donna sola, senza più nulla da perdere, che stava pagando per tutto il dolore che aveva loro arrecato.
E così allo stesso tempo pietà e ammirazione erano ben visibili negli occhi dei presenti.
Il processo fu lungo ed estenuante e durò per due lunghissimi giorni.
La prigioniera numero 280, benché stanca e sconfitta, si era difesa strenuamente, pur sapendo che la sentenza di condanna era stata scritta ancor prima della fine di tutti quei giorni di dolore.
La vendetta più di ogni altra cosa, era ciò a cui miravano Robespierre e i suoi seguaci.
Ma l'evento più deplorevole che aveva deciso il destino di Antonietta fu la testimonianza di Hébert che la accusò di atti licenziosi insieme a sua cognata Elisabeth nei confronti di Louis Charles, compreso un atto di incesto tra madre e figlio.
"Faccio appello alla coscienza e ai sentimenti - urlò Antonietta con tutto il fiato che le era rimasto in quei giorni di agonia - di tutte le madri qui presenti affinché dichiarino se ce ne è una sola, una sola tra loro, che non rabbrividisca all'idea di un simile orrore".
Silenzio ed indignazione scesero in sala. Le donne guardavano Antonietta e in quel momento videro quello che era, una donna sola di fronte alla sua ultima battaglia, uccisa ancor prima che dal boia, dall'infamia e dalle bugie.
Tutto era già deciso. Lo era stato fin dall'inizio della farsa. Era inutile opporsi e difendersi dalle terribili accuse rivolte dalle decine e decine di testimoni che erano stati ascoltati durante il processo.
E c'era solo Antonietta a difendere se stessa.
Antonietta e la sua coscienza.
Antonietta e la sua anima.
Antonietta e il suo cuore.
Ma tutto era finito, finalmente.

Il mattino del 16 ottobre 1793 giunse la sentenza finale:
"Questa corte, in base al verdetto unanime dei giudici e ai sensi del codice penale della Repubblica …condanna l'imputata Maria Antonietta alla pena capitale. L'esecuzione avrà luogo domani a mezzogiorno, in Place de la Révolution".

Senza parole, né gesti, la prigioniera attraversò la sala , tenendo orgogliosamente la testa alta, e si lasciò condurre nella sua cella da uno dei gendarmi.
Erano quasi le cinque del mattino…poche ora ancora e tutto sarebbe finito.
Lacrime piene di dolore rigavano il bel volto, bello malgrado tutto, di Antonietta.
C'era ancora una cosa da fare…donare le sue ultime parole, forse preludio di un anelito verso l'eternità, ad Elisabeth.
Una lettera. Le sue ultime forze, il suo ultimo desiderio, la spinsero a farsi forza e a fare scorrere il fiume di dolore su un foglio che sarebbe rimasto l'ultimo atto e l'estrema testimonianza di Antonietta.
"Mia cara cognata scrivo a Voi la mia ultima lettera. Sono stata appena condannata a morte,
ma Iddio mi ha concesso di morire dignitosamente, senza infamia. Sono innocente così come lo era il vostro caro fratello e come lui mostrerò ugual fermezza in questi ultimi istanti di vita.
Sono tranquilla e la mia coscienza non ha nulla da rimproverarmi.
Non riesco più ad andare avanti e senza i miei figli, il mio unico desiderio è quello di morire.
Ho solo il rimpianto di non poterli rivedere e di non poterli abbracciare un'ultima volta, ma so anche che se questo fosse possibile aggiungerebbe altro dolore a noi tutti …E allora è meglio che io me ne vada sola, con il solo conforto dei miei ricordi e della mia fede.
Vi chiedo di serbare nel Vostro cuore il mio ricordo e di vegliare sui miei figli. Perdonatemi per tutto il dolore che Vi ho arrecato e per le sofferenze che ho inflitto a coloro che mi sono stati vicini.
Possa questa lettera giungere fino a Voi.
Ricordatevi di me…mia cara sorella….
Vi abbraccio con tutto il cuore insieme ai miei poveri figli. Dio mio! Che lacerazione doverli lasciare per sempre…Addio! Addio!".

" Dio…abbi pietà di me! I miei occhi non hanno più lacrime da versare….".

Ore 7 del mattino.

Rosalie entrò con gli occhi pieni di lacrime.
Non vi erano parole da rivolgere a quella donna sul cui viso era ben visibile un dolore infinito che la morte aveva dipinto anzitempo. Era come vedere in faccia l'oscura signora che stava per portarsela via, liberandola da quella vita che era stata il suo inferno, nell'ultimo scorcio dei suoi anni.
Eppure le aveva chiesto "Madame..mangiate qualcosa, permettetemi di portarvi la colazione"….
"Rosalie….venite qui….Vorrei domandarvi di pettinarmi i capelli…voglio andare incontro alla morte in maniera degna, io che un tempo fui Regina. Non vi attardate con me…..non datevi pensiero del cibo. Ma prima di questo, Rosalie…..io vorrei chiedervi un favore".
"Madame….".
"Aspetta Rosalie….prima che diciate qualcosa, fate parlare me, ve ne prego. Ci è rimasto poco tempo e ogni parola non va sprecata…Ecco vedi Rosalie….vorrei darti una cosa, una cosa che ho fatto io per ingannare il tempo e i pensieri di dolore".
Con mano tremante ed incerta Antonietta aveva donato a Rosalie una rosa bianca.
" Rosalie….io vorrei…io vorrei che voi la portaste sulla tomba di Oscar….E' il mio ultimo desiderio".
"Sì madame", sussurrò Rosalie con voce rotta dal pianto.
"Lo farò per Voi, statene certa….".
Il bel volto della Regina era rigato da lacrime, ma il suo viso era sereno ed Antonietta ascoltò Rosalie, mentre le pettinava i lunghi capelli, stando seduta sulla sedia, e andando col ricordo a quel tempo felice che non sarebbe mai più tornato.
E nel suo cuore prese congedo da Oscar sussurrandole "Addio!".
La voce di Rosalie fu interrotta dai passi del gendarme che disse :
"Coraggio, è ora di andare" mentre con fare furtivo e senza preavvisarla, le tagliò i lunghi capelli bianchi.
Fino all'ultimo momento…..fino all'ultimo istante, l'avevano umiliata.
"Dio ti prego! Dammi la forza per sopportare tutto questo! Fino all'ultimo, fino all'ultimo……".
E mentre la portavano via, con i polsi legati così come si fa per i condannati a morte, Rosalie urlò:
"Madame!!!!!! Madame il….il vostro nastro….".
Antonietta si era voltata un'ultima volta, e senza avere il coraggio di guardarla in volto, sussurrò: "Rosalie, ve lo lascio in dono. E' un mio ricordo. Non dimenticatemi piccola Rosalie".
"Regina Antonietta, Regina Antoniettaaaaaaaaaaa…..Addio mia Regina!!! Ultima Regina di Francia!".

"Finalmente, finalmente la mia lunga sofferenza è finita!", furono le ultime parole di Antonietta tra le mura della Conçiergerie.

Mentre ascoltava i passi della morte che si approssimavano, la vide. Solamente nel passare la scala del cortile e guardandosi attorno, vide la carretta che l'attendeva insieme agli altri condannati di quella giornata di Ottobre.
A tal vista si fermò e un'espressione di terrore apparve sul viso. Era arrivata in Francia accolta come si conviene ad una grande regnante e si congedava da coloro che un tempo erano stati suoi sudditi, su una carretta che aspettava lei e i suoi compagni verso il patibolo.
Appena comparve, il pubblico dei presenti cominciò ad urlare e ad inveire verso di lei , trasudando dai volti sentimenti pieni di odio e vendetta e prorompendo in : "Abbasso l'Austriaca, a morte la Vedova Capeto! A morte la tiranna!".
C'era talmente tanta gente che la carretta faceva fatica a passare tra tutta quella folla accorsa per vedere la "Regina".
Fece un ultimo sforzo…..quello di resistere a quegli occhi, a quei mille occhi che indugiavano sul suo viso e con impudenza scrutavano la sua anima mettendola a nudo…"Un ultimo sforzo - si disse in cuor suo - e poi tutto sarà finito, per sempre".
La lotta era durata dieci minuti; Antonietta aveva soffocato quelle urla col suo sguardo severo e freddo, come si conviene ad una donna coraggiosa che un tempo aveva avuto tra le mani il destino di tanta gente.
Mai quella donna era stata più grande e più Regina di quel momento! Sembrava una statua di marmo destinata al "sepolcro" Era finalmente giunta alla Place de la Révolution …la fine di tutto, di ogni speranza, della vita.
Ora più che mai Antonietta chiese a se stessa l'ultimo atto di coraggio. Allora chiuse gli occhi e abbassando la testa, si raccolse in se stessa e cominciò a pregare, rivolgendo i suoi ultimi pensieri a coloro che più di altri aveva amato: "Addio Fersen! Ti ho amato con tutto il mio cuore…fino all'ultimo istante con tutta me stessa. Addio figli miei…..che Iddio possa vegliare su di voi…Non dimenticatemi mai. Spero che un giorno ci rincontreremo…Addio! Addio!".

La regina giunse sulla piattaforma, sostenuta dal carnefice Sanson….un gradino dopo l'altro e senza fretta, anzi lentamente, era finalmente arrivata innanzi alla lama che avrebbe reciso il corpo dallo spirito.
"Pardon Monsieur….", sussurrò mentre aveva calpestato il piede del suo carnefice…..

"Coraggio - disse Antonietta - mi resta un ultimo compito" ….e volgendo il capo verso il Tempio dove erano prigionieri i suoi figli disse: "Un'altra volta addio, miei adorati figli. Vado a raggiungere vostro padre!".

Furono le ultime parole di colei che un tempo fu la Regina di Francia.
Suonava un quarto d'ora dopo mezzogiorno all'orologio delle Tuileries, quando la scure si abbatté sulla testa recidendola dal corpo.
L'aiutante del boia prese quella testa grondante di sangue e la tenne alta mostrandola alla folla: urla e applausi riempirono la piazza.

Antonietta aveva quasi 38 anni….
Se ne era andata così dopo essere rimasta in Francia per ventitré anni.
La bara nella quale fu sepolta costò sette franchi come testimoniano i registri del cimitero della Madeleine .
Su Parigi soffiava un vento freddo, che piegava i rami degli alberi oramai senza foglie.
Su Parigi soffiava un vento di morte


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