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Una storia d'autunno...tra due città
Appunti di viaggio

Tutti i miei scritti nascono sempre da ciò che un buon libro ha lasciato dentro di me; vi sono libri e e libri. Alcuni lasciano tracce molto evidenti, altri si dimenticano.
Da tempo pensavo a questo racconto contro corrente ed anomalo. Le date e le parole di Ryoko sono totalmente frutto della mia fantasia e mi scusino i lettori se ho un po' forzato la mano. Ma quando l'ispirazione bussa alla porta è difficile resistere.

Questa è la storia che ogni scrittore, grande o piccolo che sia, vive nell'atto della creazione dei personaggi. Mentre essi prendono forma nella mente di chi li ha inventati, scivolano dalle righe della storia, assumendo vita propria. Perché come diceva Pirandello:

Il mistero della nascita artistica è il mistero stesso della nascita naturale….
Ogni fantasma, ogni creatura d'arte, per essere , deve avere il suo dramma, cioè un dramma di cui esso sia personaggio e per cui è personaggio.
Il dramma è la ragion d'essere del personaggio; è la sua funzione vitale, necessaria per esistere.
(Luigi Pirandello "Sei personaggi in cerca d'autore", prefazione dell'opera omonima).

Appunti di Viaggio

Rumore di rotaie….
Ancora una volta sto partendo verso mete imprecisate.
Sono un'eterna viaggiatrice senza meta e cosa vado cercando ancora non mi è chiaro: so quello che sfuggo ma non quello che cerco.
Parto, forse, per un intimo bisogno di cercare e trovare risposte alle tante domande.
Più delle volte non conosco nemmeno ciò che cerco.
Parto e basta.
Mi lascio alle spalle la città, la fatica e la noia.
Nei miei lunghi viaggi mi resta tempo per pensare e riflettere.
E' in uno di questi giorni che ho preso la penna tra le mani ed ho cominciato a scrivere di lei.

**

Tokio, 1970

Si delinea nella mia mente, man mano che i giorni passano, questa storia.
Fatalità e caso hanno voluto che io fossi l'artefice di questa tragedia.
Ma sapevo fin dall'inizio che stavo cercando qualcuno che nel progetto della mia storia vagava ancora con i contorni indefiniti.
E non sapevo ancora trovarle la giusta collocazione.
Finché una sera mi venne in sogno….

Tokio, 1971

Avrei trascorso gran parte di quegli anni a cercare di definire la sua vera bellezza.
Mi aveva spesso visitata nelle mie lunghe notti, mentre col pensiero vagavo nella regione dei sogni..
Ne era diventata la protagonista.
Sentivo di avere verso di lei, verso quell'ombra dai contorni oscuri, appena sfumati , come una tela che va di giorno in giorno acquistando contorni grazie alla mano dell'artista, un debito che avrei dovuto saldare in questa vita.
Ma chi era?
E che voleva da me?
Di che colore erano quegli occhi che mi fissavano in cerca di una vita da definire?
E quale vita mi chiedeva?
Ero forse un dio che plasma le anime e le esistenze?
Mi sembrava un'anima smarrita, prigioniera di un'esistenza che non le apparteneva….
O come un personaggio incompiuto in cerca d'autore.
Lunghe notte trascorse a pensare a lei.
Come potevo dare forma ad un'ombra che vagava senza meta, affannata, nei mie pensieri?
Come potevo?
**
Pensavo a lei e vedevo nella mia immaginazione un'epoca grandiosa che aveva segnato i destini della storia e di un intero popolo.
Ragione o sentimento?
Pietà o spietata lucidità?
Cosa occorre ad uno scrittore per narrare della vita altrui?
Ma sebbene cercassi di comporre il tutto in un insieme organico, mi ritrovavo sempre davanti a tanti pezzi del mosaico che compromettevano l'equilibrio delle parti.
E mi trovai di fronte a personaggi che mi chiedevano di assegnare loro una parte nella vita di quella donna senza nome e ancora senza identità.
Attendevano lì, presenti, ciascuno col suo tormento affinché io li facessi entrare nella storia, componendo e scomponendo le loro anime, le loro esistenze, le loro passioni.
"Nati vivi, volevano vivere".
E come il pittore che cerca la giusta angolazione per catturare la luce che trasfonde sul dipinto, così io trovai la luce che doveva guidare il mio disegno.
E nulla fu più uguale.

*
Pensavo a lei notte e giorno.
Era oramai diventata la mia creatura.
Ma era ribelle e d'un tratto cominciò a vivere di una vita propria che non era più quella che io volevo assegnarle.
Non avevo potere di negargliela , era più forte di me, invincibile.
Essa seguitava a vivere per proprio conto, acquistando voce e movimento.
La vedevo chiaramente mentre scendeva le scale di un augusto palazzo, mentre impugnava una spada antica dalla lama sottile, mentre cavalcava su un bianco cavallo o urlava ordini sotto una pioggia di fuoco.
Ma più di tutto io la vedevo , con estrema lucidità, nell'ora della sua morte.
E mentre ne impedivo con la mente la sua fine, il Fato che avvolgeva inesorabilmente la sua vita, guidava la mia mano a scrivere di un'altra esistenza.
E allora mi trovai di fronte alla tragedia della sua vita pronta a coglierne l'inizio e la fine.

 

**
Sono stata spettatrice di ciò che sarebbe diventata la mia ossessione.
Non sono stata capace di impedirne l'amaro destino.
Avrei voluto regalarle amore e felicità, ma così non è stato.
Era come se quella donna volesse uscire dalle righe della mia storia e sfuggirmi fino a condurmi all'unica meta che avrebbe potuto raggiungere.
Breve scorcio di un amore, dolce e amaro come un vino servito in una coppa dorata, che ti rende ebbro e infine, come un veleno, ti conduce alla morte.
Questo è stato.
Nella mia mente due ricordi sono rimasti scolpiti; lei che piange davanti al suo amore mentre lui, davanti ad un quadro che non può più vedere, le descrive con gli occhi del cuore la sua vera bellezza, in un tripudio di rose bianche…
E l'immagine di lei, dio guerriero, che alza il braccio verso il cielo gridando ordini come una furia, mentre intorno a lei infuria la battaglia e urla agghiaccianti si perdono nell'aria, mentre l'unico colore che tinge il colore del cielo e le strade di Parigi, è il rosso.
Rosso come il sangue.
**
Non mi ha dato tregua fin quando non ho scritto la parola fine.
Non ho trovato pace fin quando l'ultima parola e l'ultima immagine sono state messe su carta.
Il mio tormento è finalmente finito, Oscar…questo è infine il tuo nome.
Ti ho vista finalmente e ti ho riconosciuta.
Ma ti ho resa nuovamente libera, forse più di quanto tu lo sia mai stata durante la tua breve esistenza e ti ho sussurrato addio.

 

**
Ecco ho terminato.
Ho scritto la parola fine, finalmente.
Ora potrò continuare il mio viaggio e all'ultimo decidere se bruciare le fatiche dei miei giorni o se consegnare queste pagine all'eternità.
Ryoko Ikeda

Tokio, 1972

Mini post fazione dell'autrice

La frase "so bene quello che sfuggo ma non quello che cerco", mi è stata suggerita dall'Essais di Montagne, scrittore francese che visse tra il 1533 e il 1592(Essais III , 9). Vi riporto il testo originale che a mio parere è molto bello: "Je répons ordinairement à ceux qui me demandent raison de mes voyages, que je sais bien ce que je fuis, mais non pas ce que je cherche..".
Mentre invece la frase "Nati vivi, volevano vivere" è tratta dalla Prefazione di "Sei personaggi in cerca d'autore" di Pirandello.

Ryoko Ikeda è la creatrice della magnifica  storia di amore e di armi, Versailles no Bara, che in Italia è conosciuto impropriamente come Lady Oscar.


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