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A te, che vivi nei miei ricordi


Ti ho cercato nei ricordi, per mille giorni spietati che si sono rincorsi per infinite  ore  e per un’intera vita.
Li ho rinchiusi nel cassetto, a chiave e a doppia mandata, preservandoli dalla polvere del tempo e li ho serbati intatti in attesa di risvegliarli forse un giorno…
Li ho riposti infine nella scatola intarsiata di fini ricami  ricoprendola con un drappo di seta e velluto e l’ho accarezzata lievemente, come si fa con i volti delle persone  amate.
E in quell’involucro prezioso, al riparo dal tempo e dagli anni, sono rimasti composti, in attesa di rivedere la luce. Per ventotto anni essi, i miei
 ricordi, sono stati al sicuro dalle tempeste della vita, dagli scossoni degli anni ed ora…eccoli qua, a pretendere il conto, a balzare fuori come le carte da gioco, poste alla rinfusa nel mazzo di un giocatore di poker.
Riemergono dalla scatola un milione di immagini, di te, di me, di noi, che riprendono lentamente vita, come se il sonno che le ha avviluppate in una notte senza termine, fosse giunto a destinazione. Mentre scrivo mi viene in mente quest’ immagine da mettere su carta,  colorata e viva, e mi sembra quasi strano descriverla così, io che amo i colori scuri e le tinte ombrose: un volo di farfalle, dei colori dell’estate. Subito dopo  però l’immagine è destinata a lasciare spazio ad un fotogramma che raffigura una foglia d’autunno, color marrone  che cade su fogli di carta riempiti con inchiostro nero.
Le farfalle ed i colori vivi mi ricordano quell’estate, l’autunno il mese del nostro incontro
avvenuto per caso in un giorno d’ottobre. Due stagioni che si legano tra loro sul filo degli anni trascorsi, luce e polvere, la rinascita ed il sonno, il sorriso e la malinconia.
E’ così che vedo  questi ventotto anni, una mescolanza di periodi,  di alternanze, sul  filo del ricordo che non si è mai assopito. In attesa che la scintilla della vita, riaccendesse quel che era rimasto addormentato  per lungo tempo. Come le foglie su un tappeto d’erba d’autunno.

**
Era il 1982: l’anno dei mondiali, la coppa del mondo alzata al cielo ed un presidente partigiano, la cui immagine è rimasta impressa nella mente di chi allora ebbe la fortuna di esserci!
Te lo ricordi?
C’eravamo anche noi, poco più che bambini, alle soglie dell’adolescenza e le mille scoperte di tutto quel che io chiamavo amore, là dove la passione era ancora una parola sconosciuta a noi che eravamo ancora così piccoli.
Il cuore palpitava ad ogni incontro, i nostri occhi indugiavano per ore nella ricerca di uno sguardo e i pensieri erano rapiti  da un unico nome, il tuo, che si imprimeva nelle vene e nel sangue. Possono i bambini che stanno per diventare “grandi” provare tanto amore?
In quell’estate così lontana sembrava che il tempo si annullasse e c’eravamo solo noi e i nostri sogni, come se il mondo fosse uno spazio senza più confini e barriere.
Ricordo con gioia quell’estate meravigliosa, la più bella della mia vita e che ora immagino e dipingo così, rubando i colori che attraversano le parole, a quelli del  sole.
**
Ti ho ritrovato, dopo tanto tempo. Quanto ne è passato?
Mi ricordo tante cose di te, prima erano solo tracce sbiadite, ora la nebbia lascia il passo ad immagini meno sfuocate e più nitide, come quando guardi da un vetro su cui scorrono gocce di pioggia che lentamente scivolano via.  La tua voce, non è cambiata. Forse nemmeno la mia.  Ritrovo emozioni  che corrono violente eppur lievi nel sangue, attraversandolo come l’ossigeno che irrora il nostro essere e senza il quale non ci sarebbe vita. Una pace ed una calma interiore è quel che provo nell’ascoltarti e nel serbare in quel che resta, le parole, i racconti dei pezzi mancanti, di quella voragine scavata dall’assenza.
Alla fine sai quale è la sensazione?
E’ come se i milioni di ore trascorse da quell’anno così lontano fossero simili ad un filo sottile, mai consumato, mai rotto. Come se la mia vita e la tua vita, ora che siamo adulti e con tanti vissuti alle spalle, fossero state  annodate a distanza e alla fine, come due fili di seta, si fossero  ritrovate intrecciate nel groviglio meraviglioso che io chiamo Vita.
Due vite che mi sento di paragonare  ad un albero e a una foglia, o alla notte ed al giorno, ad un tramonto ed un’alba, divisi e così diversi , eppur legati e così simili.
Tutto scorre in balia di un unico padrone. Il Destino, che sfiora le esistenze, le memorie e i ricordi, disfa, slega e infine riannoda e ricongiunge e infine, decide di ripartire là dove c’era stata la fine.
E le parti si ricompongono come le note di una musica stonata, fin quando esse ritrovano armonia.
Dedico a te queste mie parole e la gioia di averti ritrovato, a te che vivi, nei miei ricordi.
 

Eufemia Griffo , 4 Novembre 2010

- Racconto scritto ascoltando i Guns Roses , November rain
qua
e i Nightwish
The islander
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