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Ultimi fiori d'Autunno - a mio padre
Una storia d'autunno...tra due città

Non riusciamo a cambiare
le cose secondo il nostro desiderio,
ma gradualmente il nostro desiderio cambia.
Non abbiamo saputo superare l'ostacolo,
come eravamo assolutamente decisi a fare,
ma la vita ci ha condotti di là da esso,
aggirandolo, e se poi ci volgiamo a guardare
il lontano passato riusciamo appena a
vederlo, tanto impercettibile è diventato.
M. Proust

Nonostante tutto Francesca era partita. Ora quel treno la portava via dalla sua vita passata, dall'amore di un tempo, oramai perduto e che appariva come un'immagine sbiadita e dall'odio che aveva imbruttito la sua vita. Mille pensieri si affastellavano nella sua mente mentre pensava se aveva fatto la scelta giusta o se stava nuovamente andando incontro ad un'illusione. Eppure aveva bisogno di aggrapparsi ad una nuova speranza per ricominciare a vivere e Simone era arrivato nel momento giusto. Nella vita - pensava Francesca - ogni tanto bisogna mettersi in gioco per poter saggiare tutta la bellezza ed assaporare quell'effimera creatura, che gli uomini chiamano felicità.
Sfogliando pigramente il libro che aveva appoggiato sulle ginocchia, guardò fuori dal finestrino e le parve di scorgere nel riverbero di quella luce autunnale, il suo volto. Ed allora Francesca dopo tanti anni si vide quasi come se fosse la prima volta, e si scoprì ancora bella benché le pagine della vita erano scorse lasciandole segni indelebili sul volto e sull'anima.
Eppure...quel giorno di fine autunno, rivide in quell'immagine una giovane donna e lesse nel suo cuore una scintilla di luce che da troppo tempo si era spenta.
Una vita normale la sua, come tanti milioni di vite in questo mondo, anche se lei si credeva, con un pizzico di presunzione, un po' speciale e reclamava ancora un po' di felicità.
Simone lo aveva conosciuto per caso, in un convegno organizzato la scorsa primavera nella sua città e subito tra di loro era nata una complicità che col tempo si era rafforzata perché si erano cercati e piaciuti. Poi tante lettere e telefonate ed infine, ma sì...Francesca aveva deciso di andare a trovarlo nella sua città, senza aspettative, ma con un pizzico di curiosità e tanta emozione come non ne provava da tempo.
Poi mentre guardava scorrere dal finestrino del treno le verdi campagne toscane, chiuse gli occhi e si addormentò...
*
"Nonostante tutto sei venuta...Francesca", le disse Simone guardandola negli occhi.
"Nonostante tutto sono qui", le rispose Francesca sorridendogli.
Non parlavano, non ce n'era bisogno, perché a che servono le parole quando sono gli occhi a rivelare i sentimenti e a togliere il velo poggiato sul cuore?
A Francesca sembrava di risvegliarsi dopo un lungo sogno e dopo tanto tempo di ritornare a vivere. Avrebbe voluto cristallizzare quell'attimo e farlo diventare eterno..
Uscirono dalla stazione e tenendosi per mano - un gesto così semplice e così bello - Francesca seguì l'uomo che da tanto attendeva di rivedere. Lui la condusse nella sua auto e poco dopo si fermarono nei pressi di un giardino vestito dei colori dell'autunno, la stagione che Francesca amava maggiormente. E forse chissà, pensava Francesca, nulla accade per caso e anche quell'incontro doveva avvenire mentre le foglie lasciavano la loro dimora per addormentarsi nel lungo sonno invernale. Per una strana alchimia che solo l'autunno sa creare, preferirono ascoltare il rumore delle foglie che scricchiolavano sotto i loro passi, finché Simone ne raccolse una, di coloro rosso e che gli sembrò avere la forma di un cuore e l’ appoggiò lievemente nel palmo della mano destra di Francesca sfiorandole le labbra e cingendola in un abbraccio a lungo sognato….
*
Tu, tuuuuuuuuuuu, tu, tuuuuuuuuuuuuuu. Rumore di rotaie.
Francesca aprì gli occhi e solo allora si rese conto di avere sognato. Il treno si fermò poco dopo e la donna, afferrata di fretta e nervosamente la valigia, scese dalla carrozza. Si guardò intorno studiando i volti delle persone che sciamavano dal binario ed in ogni viso cercò di scorgere gli occhi di Simone, senza avere fortuna. Allora iniziò a pensare che forse si era sbagliata, che forse era stato un errore enorme venire in quella città lontana e che sì...aveva capito male e che era ancora in tempo per ripensarci, quando...
Una mano afferrò la sua, quella libera dalla valigia e la fece voltare. E Simone era lì come in quel sogno perfetto mentre le diceva:
"Sei arrivata finalmente Francesca...ho tanto aspettato questo momento… Francesca....".
E la donna, come in un déjà-vu, gli rispose:
"Nonostante tutto..nonostante tutto… Simone, io sono qui, da te...".
*
La storia termina qui e ciascun lettore potrà immaginare il finale che più gli piace. Nemmeno io ne conosco la fine benché Francesca e Simone siano nati, in una sera d’ autunno, dalla mia penna e dalla mia fantasia. Francesca è una donna e può essere ciascuna di noi; è una creatura che sogna l'amore benché la vita le abbia riservato poche illusioni e tante amarezze. Eppure a me piace pensare che in un giorno d'autunno, Simone le abbia donato realmente quella foglia rossa a forma di cuore e che nella vita esistono ancora cose belle e gesti semplici, anche se nulla è per sempre. A volte basta fermarsi un momento e assaporare la bellezza dei giorni di cui siamo sì attori, ma come diceva Pirandello, spesso attori inconsapevoli, che qualche volta, ma non sempre, si scelgono la parte da recitare.

 


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