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 Racconto liberamente ispirato al libro di Mario Rigoni Stern "Il soldato della neve"

 

 

Il fiume scorre silenzioso, ancora una volta in questa notte d’inverno. Il freddo impedisce ai pensieri di volare laggiù tra i sogni, alla ricerca di calore e di colori,  come quelli dei  fiori in Primavera.

La nonna prepara una zuppa di latte e miglio, davanti al fuoco le cui fiamme disegnano sul mio volto, strani ghirigori che paiono

animali in cerca di riparo.

Là fuori non vi sono tracce di vita, tutto è nero, come il buio che investe ogni cosa.

Lo abbiamo trovato col volto coperto di neve, a bocconi sul terreno; un uomo con una strana divisa che non conoscevo.

Mio nonno Sergey lo ha condotto nell’isba* e lo ha curato per giorni interi, finché una mattina  non l’ho trovato seduto al bordo del letto.

Fissava il mio volto, confuso, ponendosi chissà quali domande.

Nonna Dana lo ha fatto sedere a tavola e gli ha offerto una zuppa di farro e latte.

“Mnié khocetsia iestj” , ci ha detto (Ho fame).

Sono state le sue uniche parole , d’altra parte non credo capisca molto  della nostra lingua.

I giorni scorrono lenti. Antonio, questo è il nome del soldato italiano, ha di nuovo il volto di un essere umano. Nulla lascia intendere che nemmeno dieci giorni fa la morte se lo stava portando via.

A volte mi sorride, chissà cosa vede in me…Forse io gli ricordo qualcuno.

Poi un giorno è partito. Ci ha dato la mano, dicendoci

“Spaziba” (grazie!).

 

Lo vidi scomparire nel bosco, lungo il fiume Don, mentre la neve continuava a cadere, in una fredda mattina.

Mi ricordai di quel giorno in cui mio padre lasciò l’isba per combattere il nemico italiano. Forse aveva il volto di Antonio o forse chissà…

Tanti giovani che non videro più casa, famiglia. Tanti volti senza nome e senza voce. Solo silenzio a coprire la morte.

Non rividi mai più mio padre, non rividi mai più Antonio.

Quella sera iniziai a scribacchiare sulla cenere queste parole  a cui non diedi mai un seguito:

 

 

“Se tu non parli
riempirò il mio cuore del tuo silenzio
e lo sopporterò."

 

 

 

Racconto ispirato al libro di Mario Rigoni Stern "Il sergente della neve", Einaudi 1965.

 

Il verso finale è di una poesia di Tagore.

*L'isba (in russo изба) è una tipica abitazione rurale russa, a uno o due piani, interamente costruita di tavole di legno

e di tronchi d'albero

*

Il seguito di questo racconto è La bambina del fuoco, che potete leggere qua nel sito 

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