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Ricordando Palermo, viaggio attraverso lo sguardo di una turista, di Eufemia Griffo
 
 
Articolo pubblicato su Bomba Sicilia e Parole di Siclilia , portali  di cultura e letteratura siciliana, 


Ricordando Palermo: viaggio attraverso lo sguardo di una turista

Ricordo come se fosse ieri il primo volo in aereo che da Milano mi portava a Palermo. Un’emozione immensa, in parte inattesa, benché il viaggio fosse stato da tempo programmato. Come dire, che a volte la vita ti riserva sorprese che poco tempo prima nemmeno avresti mai sognato. Palermo, che non avevo nemmeno quasi mai visto in cartolina, iniziava a delinearsi nella mia mente, assumendo dei contorni ben precisi.
Tornando indietro con la memoria la prima cosa che ricordo della città è la generosità dei suoi abitanti e la loro gentilezza. In aereo, una giovane donna accanto a me seduta, iniziò col raccontarmi che cosa volesse dire vedere Palermo per la prima volta. Nei suoi occhi intravidi una luce particolare e la sua narrazione man mano che avanzava nel racconto, assumeva un fascino che non avevo nemmeno immaginato. Una delle cose che rimarcò fu che la città negli anni era talmente cambiata, che coloro che l’avevano  vissuta da sempre, la riscoprono oggi con rinnovato spirito ed interesse nuovi.
E poi – ricordo bene – mi disse, che poco lontano da Punta Raisi, transitando per Capaci, lungo l’autostrada Palermo-Trapani, per l’esattezza, vi era la testimonianza di quello che è oggi Palermo: un grido impresso nella  roccia, che dice “NO MAFIA!”, che è al tempo stesso il simbolo del rinnovamento della società civile.
Con queste premesse arrivai a Palermo e la prima sensazione che provai, fu quella di sentirmi a casa. Benché io sia milanese di adozione, sono nativa del Sud Italia e le sensazioni, le prime che mi investirono, furono quelle di un ritrovato benessere, che negli anni avevo smarrito. Mancavo da moltissimi anni dal Sud Italia e questo inatteso ritorno, fu per me una sorpresa assai piacevole; era come se il Fato avesse scelto per me una città che avrei finito con l’amare moltissimo.
E poi quel mare immenso, quella distesa azzurra che ammiri dall’alto del finestrino dell’aereo, mentre sei sospesa tra le nuvole  e che  assume il fascino di chi vede tutto questo  per la prima volta. Posso solo immaginare le sensazioni degli antichi navigatori che si trovavano nelle acque del Mare Nostrum, il luccichio di quell’acqua che in seguito potei ammirare anche dall’alto di Monte Santa Rosalia.
Una fotografia magistrale che ho impresso in maniera indelebile nella mente.
Mentre l’auto che mi conduceva dall’aeroporto all’abitazione dove avrei soggiornato percorreva le strade della città,  indugiavo sui mille particolari che mi balzarono agli occhi immediatamente. In primis, rimarcai la cura con la quale la città si presentava, ordinata, pulitissima, adornata da piante e palme maestose, particolari che mi colpirono molto. Impressioni rivelatesi fondate durante la prima visita alla città, attraversando le vie del Centro storico, passando poi per l’Antica Focacceria San Francesco e giungendo infine al litorale marino, dalla curatissima passeggiata sul lungomare di Palermo.
Ma andiamo con ordine.

Piazza Politeama, così bella ed elegante da togliere il fiato, con il suo Teatro a forma circolare, segnato all’esterno da un doppio portico scandito da leggere colonne d’ordine ionico e corinzio, con stesure di colore azzurro e giallo, e figure sormontate da un fregio che riproduce i giochi del circo su un fondo di colore rosso.  Ricordo di avere pensato che solo una città mi aveva affascinata così tanto: Parigi, ma questo avvenne anni prima. Ora innanzi alla maestosità dei monumenti palermitani, ogni ricordo del passato era destinato a svanire.
E poi il Teatro Massimo, chiaro esempio di arte neoclassica, nonché tempio dell’arte di fama mondiale, essendo esso uno dei più grandi teatri lirici del mondo.
Ma le sorprese erano appena  iniziate. Il fascino di una città antica, crocevia di moltissime culture che hanno influenzato la storia di Palermo, era destinato ad aumentare mentre il viaggio per le strade continuava.
Con le spalle al teatro Massimo, all'incrocio tra Corso Vittorio Emanuele e via Maqueda potei ammirare  I Quattro Canti, o teatro del Sole, una piazza ottagonale che costituisce il centro fisico e simbolico della città. Poco lontano in piazza Pretoria potei quindi scorgere la fontana omonima, da poco restaurata, sulla quale si affacciano il Palazzo Pretorio, sede del Comune, e la splendida Chiesa di Santa Caterina.
Tra i monumenti che mi hanno maggiormente colpita ricordo Santa Maria dell’Ammiraglio, detta anche La Martorana, antica testimonianza del periodo normanno, i cui interni stupiscono per la straordinaria decorazione musiva, tipica dell’arte bizantina.
La riflessione che sorge spontanea è che Palermo ha saputo conservare intatta, attraverso i secoli, questo enorme patrimonio artistico, frutto delle molteplici dominazioni da parte di culture e popolazioni tra loro differenti. Eppure, tutto ciò non stride affatto innanzi agli occhi del turista pronto ad interpretare questa magnifica mescolanza artistica, come una ricchezza straordinaria, di cui Palermo può vantare. Forse unico esempio tra le città del mondo, secondo la mia modesta opinione.
Tuttavia il monumento che maggiormente ha catturato il mio interesse per maestosità e bellezza, è stato la Cattedrale di Palermo, un grandioso complesso architettonico composto in diversi stili, dovuti alle varie fasi di costruzione. A parte l’impatto visivo, unico nella specie, ciò che impressiona è il senso di maestosità che si fissa al primo sguardo.
Una meraviglia ed uno stupore destinati a crescere con la visione dell’interno della Cattedrale che – come scoprii con sorpresa – custodiva le tombe imperiali delle antiche dinastie normanne. Un periodo storico che mi ha sempre affascinata, e che là nella Cattedrale di Palermo, tornava a rivivere nella mia mente. Era come se i libri di scuola che ho sfogliato negli anni, prendessero vita con quella straordinaria testimonianza artistica che si dipanava innanzi ai miei occhi.
E poi, a due passi da Palermo, sorge il Duomo di Monreale, affiancato dal chiostro dell’antico convento benedettino, uno dei monumenti più splendidi e ammirati d'Italia e sul quale occorrerebbe dedicare un’intera dissertazione.
Palermo non  è solo arte. Palermo è anche sapori, odori, arte culinaria raffinata ed oserei dire sensuale.
Come non soffermarsi nell’Antica focacceria uno dei locali più antichi e conosciuti della città di Palermo? A due passi dai Quattro canti, precisamente in via Paternostro, il locale è aperto dalla fine dell'800 ed ha visto tra i suoi clienti personaggi come Totò,  Pirandello , Crispi, Tomasi di Lampedusa. In questo celeberrimo locale è possibile gustare  i piatti tipici della cucina palermitana: dalle panelle alle arancine, dal "pane cà meusa" alla caponata, dallo sfincione di Monreale al cous cous di pesce ed alla pasta con le sarde e le famose crocché e i buonissimi cannoli siciliani.
Un vero tripudio per il palato che assapora nuovi gusti che difficilmente si dimenticano. Ogni volta che ritorno a Palermo, è mio desiderio poter gustare i piatti della cucina palermitana e la sosta presso l’antica focacceria, oramai è divenuta un rituale d’obbligo.
E sempre parlando di gusti, la mente corre al mercato di Borgo Vecchio, che ho potuto visitare con vero piacere, una domenica mattina. Ciò che colpisce è la cordialità e la genuinità dei venditori di pesce, frutta e verdura, e l’immensa folla che si snoda lungo la via che attraversa l’antico mercato.
Palermo è anche e soprattutto mare.  Il ricordo corre a Mondello, nota località balneare, all’affascinante Isola delle Femmine, a Sferracavallo, ma anche al lungomare che attraversa la città, che offre una passeggiata curatissima e gradevolissima da percorrere.
Ci sarebbero mille altre cose da dire su questa città così affascinante che mi ha rapito il cuore, ma mi fermo qui, certa che questo piccolo tributo possa essere sufficiente per attestare la stima e l’ammirazione che nutro nei confronti di una delle città più belle del mondo.




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